
La nostra forma di vita nello spirito di San Francesco di Assisi

Sulle orme di San Francesco
L'identità del nostro Istituto è implicita nella sua stessa denominazione: “Terziarie Francescane”.
Nate dal Terz‟Ordine Francescano, quali Sorelle della penitenza, attingiamo fin dalle origini il nostro carisma da S.Francesco di Assisi.
Il nostro programma di vita è il Vangelo, che il Serafico Padre visse radicalmente, come egli stesso afferma: “Questo voglio, questo chiedo, questo desidero fare con tutto ilcuore”.C.1

Fare la penitenza e
le opere di misericordia
Siamo tutte protese a realizzare una graduale e incessante conversione, indispensabile per entrare nel Regno di Dio, e ci dedichiamo alle “opere di misericordia” nelle loro varie forme. Ricordiamo che S. Francesco “cominciò afar penitenza”, dimostrando “misericordia” ai lebbrosi" e d‟allora quello che gli sembrava amaro gli divenne dolcezza di anima e di corpo” C.1

Ricordiamo che S. Francesco “cominciò a far penitenza”, dimostrando “misericordia” ai lebbrosi e “d‟allora quello che gli sembrava amaro gli divenne dolcezza di anima e di corpo”.
Sia nello stile di vita, che nell‟esercizio delle opere, ci sentiamo impegnate a seguire e testimoniare Cristo sulle orme di S. Francesco, vivendo le caratteristiche principali della spiritualità francescana: la minorità, la fraternità, la semplicità e la letizia, virtù che da sempre caratterizzanol‟Istituto.
Già le prime 12 Donne erano terziarie e vivevano la spiritualità del Terz’Ordine, detto della penitenza.
La Penitenza, così come ha capito il nostro Padre San Francesco, consiste in una conversione continua, una conversione che avviene nel cuore di chi ha incontrato Cristo. Questa fu anche l’esperienza del giovane Francesco che fu raggiunto dalla Parola nel silenzio della chiesetta di S. Damiano e nell’incontro con il lebbroso a cui si avvicinò e lo baciò, facendo violenza a se stesso Questo gesto fu determinante per la sua conversione, infatti dopo questo incontro decise di disprezzarsi sempre più…e con entusiasmo ripeteva: questo io desidero, questo io bramo con tutto il mio cuore”. Dopo l’ascolto della voce del Crocifisso nella chiesina di San Damiano, e con l’arrivo dei primi frati, Francesco non continua la sua vita come l’aveva capita fino allora, ma vuol sapere cosa Dio vuole da lui. Si rivolge così al Papa per avere il permesso di vivere con i suoi fratelli nella più stretta povertà. Francesco diviene così modello di vita evangelica anche per le Suore Terziarie Francescane Regolari, chiamate a fare lo stesso cammino:
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Primo Apostolato: Testimonianza della vita
Consapevoli che il nostro apostolato consiste in primo luogo nella testimonianza della vita, oltre all’impegno del buon esempio, tanto raccomandato da S. Francesco, realizziamo nella Chiesa la nostra missione con l’educazione morale, intellettuale, religiosa dell’infanzia, della fanciullezza e della gioventù; con la pastorale parrocchiale; con l’assistenza agli ammalati e agli anziani, che serviamo quando è possibile anche a domicilio, e con altre forme caritative di assistenza sociale rispondenti allo spirito francescano dell’Istituto, alle sue possibilità concrete e alle esigenze della società in cui viviamo. C.1.4

Povertà e condivisione
Mentre rinunziamo al possesso, al libero uso e disposizione del denaro, ringraziamo il Signore per i beni che ci offre tramite la Fraternità, dei quali dobbiamo servirci con senso di francescana responsabilità.
Libere dalla schiavitù dei beni materiali dividiamo, nei limiti del possibile, quanto possediamo con i poveri, solidali con coloro che soffrono situazioni di miseria e di ingiustizia, per sostenere le loro speranze e dedicarci alla loro promozione integrale.”

Il modo di lavorare
Quanto al modo di lavorare il primo Direttorio ci esorta: “Procurate nei lavori di non perdere mai il raccoglimento interiore, di non adirarvi o inquietarvi per qualsiasi ragione. Fuggite la fretta e l’ansietà. Ciò impedisce la memoria di Dio e ci rende facili alla collera per ogni piccolo impedimento che si incontri nel nostro operare.

Come annunciano la pace con la bocca, così la portino ancor più abbondante nei loro cuori. Nessuno per causa loro sia provocato all'ira oallo scandalo, ma tutti siano attirati, per la loro mitezza, alla pace, alla bontà, e alla concordia. Infatti i fratelli e le sorelle sono stati chiamati a curare i feriti, risollevare gli abbattuti e richiamare gli smarriti. E ovunque siano, si ricordino di aver donato sé stessi e di aver offerto il proprio corpoal Signore Gesù Cristo. Per suo amore devono esporsi ai nemici visibili e invisibili, poiché dice il Signore: Beati quelli che sono perseguitati a causa della giustizia, poiché di essi è il regno dei cieli. (Regola TOR)
La nostra vita con Dio
Sull’esempio del Serafico Padre, che “ardeva d’amore in tutte le fibre del suo essere verso il Sacramento del Corpo del Signore”, teniamo viva la comunione con Lui, realizzata nell’Eucarestia, dedicando nella giornata spazi di tempo all’adorazione del Santissimo Sacramento per continuare il rendimento di grazie, attingervi un aumento di fede, speranza, carità e intercedere a favore di tutti gli uomini. Nella celebrazione eucaristica e nell’adorazione troveremo “la forza per la sequela radicale di Cristo, obbediente, povero e casto. C.7,3

Per alimentare la nostra vita spirituale dedichiamo almeno un’ora al giorno all’orazione mentale, nei tempi stabiliti, meditando soprattutto “l’umiltà della incarnazione e la carità della Passione” che S. Francesco “aveva impresse così profondamente nella sua memoria, che difficilmente gli riusciva di pensare ad altro”.

Castitá e vita fraterna
La castità è segno della vita futura e fonte di una più ricca fecondità del cuore indiviso. Essa esprime “quel mirabile mistero dell’unione tra la Chiesa e Cristo, suo Sposo divino.
Per custodire la castità consacrata e viverla in pienezza è necessario coltivare un’intensa vita spirituale soprattutto con la preghiera e con una tenera devozione alla Madonna, la Vergine che con il suo “sì” divenne madre di Dio.
Un autentico amore fraterno, vissuto nella Fraternità, ci è di aiuto nel custodire la castità.

Penitenzia e
conversione continua
Una volta che le suore hanno incontrato Cristo, Povero e Crocifisso, nell’ascolto della Parola, nella preghiera quotidiana, nella vita fraterna e nelle missioni, camminano sicure verso la santità.
L’incontro personale con Cristo, la meditazione quotidiana e la preghiera portano la suora francescana a impegnarsi in varie attività apostoliche dove hanno la possibilità di esercitare la misericordia e la carità, frutto della conversione e dell’incontro con Cristo.
I voti religiosi della castità, povertà e obbedienza aiutano a vivere con più autenticità la conversione evangelica nella vita quotidiana, per andare incontro al fratello con cuore libero, amando tutti senza possedere nessuno, facendo tutto, solamente e semplicemente, per pura obbedienza. Per questo la vita francescana é fonte di gioia e di pace che potremo godere pienamente solo nella vita senza fine in Paradiso.

Ambienti di apostolato
Il primo ambiente del nostro apostolato è la propria Fraternità, ove ciascuna di noi deve avere un affetto materno nei confronti delle altre, memori dell’esortazione di S. Francesco: “Ciascuno ami e nutra suo fratello, come la madre ama e nutre il proprio figlio”.
Sull’esempio dei primi cristiani, cerchiamo di “stimolarci a vicenda nella carità e nelle opere buone”, “ammaestrandoci e ammonendoci con ogni sapienza”, correggendoci come Sorelle, “edificandoci le une con le altre” e “consolandoci con la consolazione con cui siamo consolate noi stesse da Dio”.

comunicazione sociale
Nel nostro apostolato ci serviamo, per quanto possibile, anche degli strumenti della comunicazione sociale, perché sono doni di Dio, destinati a promuovere il progresso e la comunione tra gli uomini. Avendo reso oggi il nostro pianeta un “villaggio globale”, ci permettono la conoscenza immediata delle loro necessità, suscitando in noi un’immediata risposta di condivisione. Nell’uso dei mezzi di comunicazione sociale ci sforziamo di assumere, con apertura di mente, una capacità critica di fronte alla forza persuasiva dei vari messaggi. Oltre ad evitare quanto è disdicevole alla nostra vocazione e mette in pericolo la castità di una persona consacrata, dobbiamo anche salvaguardare la povertà francescana e la disciplina della casa.


Ci dedichiamo alle attività educative con amore, dedizione e senso di responsabilità, attente a “coordinare l’insieme della cultura umana con il messaggio della salvezza, sì che la conoscenza del mondo, della vita, dell’uomo, che gli alunni gradatamente acquistano, sia illuminata dalla fede”.
Con spirito di umiltà offriamo la nostra collaborazione ai parroci, particolarmente nel campo della catechesi dei fanciulli e dei giovani e in altre iniziative di promozione e solidarietà umana.
Consapevoli della grande sofferenza e multiforme miseria presenti nel mondo, quali operatori di pace e messaggeri della perfetta letizia, assistiamo i sofferenti, i poveri e gli emarginati, partecipando al loro dolore, come Maria fece con il Figlio sul Calvario, e riconosciamo in loro la persona di Gesù, che ci assicura: “Quanto avete fatto a uno dei più piccoli fra questi miei fratelli, l’avete fatto a me”.
Negli ambienti in cui quotidianamente operiamo creiamo un clima di famiglia, premessa indispensabile per il rispetto della dignità umana, e per suscitare negli assistiti il desiderio dei valori soprannaturali attraverso la nostra testimonianza di vita. Siamo consapevoli che la competenza professionale anche se è la prima fondamentale necessità, da sola non basta, perché le persone assistite più che di una cura solo tecnicamente corretta, hanno bisogno dell’attenzione del cuore” che vede dove c’è bisogno di amare e agisce di conseguenza. S. Francesco, “imitatore perfetto di Cristo”, * lo aveva capito; infatti, “nel sollevare le miserie, pareva portare in sé un cuore di madre”. C.12



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